domenica 30 aprile 2017





Aschieri, Palesse, Tapoli-Timperi e Tedesco con il sacerdote Giuseppe Ferrieri prima della fucilazione. Onore agli incursori della X MAS.



Il 30 aprile 1944 nella cava di pozzolana di Sant'Angelo in Formis (Caserta) con grande coraggio ed esemplare serenità affrontarono la morte:
Franco Aschieri figlio di Pietro Aschieri e Romana Conter, nato a Roma il 21 gennaio 1926, paracadutista della "X Mas"
Natale Italo Palesse figlio di Antonio Palesse e Rosa Rosa, nato a Cavalletto d'Ocre (L'Aquila) il 10 ottobre 1921
Mario Tapoli-Timperi figlio adottivo di Angelo Timperi e Caterina Bertolucci, nato a Roma il 4 giugno 1925, studente in medicina
Vincenzo Tedesco figlio di Salvatore Tedesco e Vincenza Alliviello, nato a Napoli il 14 aprile 1925
tutti e quattro andarono alla morte cantando gli inni della Patria, ciò che destò negli stessi ufficiali e soldati alleati che comandarono ed eseguirono la fucilazione.

Ultima lettera di Franco Aschieri alla madre

«Cara mamma, con l'animo pienamente sereno mi preparo a lasciare questa vita che per me è stata così breve e nello stesso tempo così piena e densa di esperienze e sensazioni. In questi ultimi momenti l'unico dolore per me è costituito dal pensiero di coloro che lascio e delle cose che non ho potuto portare a compimento. Ti prego, mamma, fai che il mio distacco da questa vita non sia accompagnato da lagrime, ma sia allietato dalla gioia serena di quegli animi eletti che sono consapevoli del significato di questo trapasso. Ieri, dopo che mi è stata comunicata la notizia, mi sono disteso sul letto ed ho provato una sensazione che avevo già conosciuta da bambino: ho sentito cioè che il mio spirito si riempiva di forza e si estendeva fino a divenire immenso, come se volesse liberarsi dai vincoli della carne per riconquistare la libertà. Non ho alcun risentimento contro coloro che stanno per uccidermi perché so che non sono che degli strumenti scelti da Dio, che ha giudicato sufficiente il ciclo spirituale da me trascorso in questa vita presente. Sappi mamma che non resti sola, perchè io resterò vicino a te per sostenerti ed aiutarti finché non verrai a raggiungermi; perché sono certo che i nostri spiriti continueranno insieme il loro cammino di redenzione, dato che il legame che ci univa su questa terra, più di quello che esiste tra madre e figlio, è stato quello che unisce due spiriti affini e giunti allo stesso grado di evoluzione. Sono certo che accoglierai la notizia con coraggio e voglio che tu sappia che in momenti difficili io ti aiuterò come tu hai aiutato me durante questa vita. In questo momento sono lì da te e ti bacio per l'ultima volta, e con te papà e tutti gli altri cari che lascio. Cara mamma termino la lettera perché il tempo dei condannati a morte è contato fino al secondo. Sono contento della morte che mi è destinata perché è una delle più belle, essendo legata ad un sacro ideale. Io cado ucciso in questa immensa battaglia per la salvezza dello spirito e della civiltà, ma so che altri continueranno la lotta per la vittoria che la Giustizia non può che assegnare a noi. Viva il Fascismo. Viva l'Europa. Franco».

tratto da "Lettere dei condannati a morte della RSI, Edizioni B&C, 1976, seconda edizione, pagina 101-102

Straordinariamente interessante è la relazione che ne ha fatto Don Giuseppe Ferrieri parroco di San Pietro di Santa Maria Capua Vetere che ebbe ad assisterli:

«Li trovai che cantavano. Appena mi videro stettero zitti, e quando il cancello di ferro si aprì, mi si strinsero intorno. Io stavo in mezzo ad essi col solito sorriso. E sono quattro: un milanese, un romano, un napoletano, uno di Aquila. Il milanese e il romano erano biondi, quello di Aquila bruno, robusto, con un'aquila sul petto; il napoletano bassotto con i calzoni da ufficiale. Mi dissero che si erano già confessati. Feci recitare l'atto di dolore e dopo poche e semplici parole li comunicai. Stavano a mani giunte, guardando fissi l'Ostia Santa, che si posò viatico per l'estremo viaggio. Un breve ringraziamento. Due pose per fotografia, io in mezzo a loro nella prima, Gesù crocifisso tra loro e me nella seconda. Un militare della M.P. mi disse che avevo altri due minuti di tempo. - Siamo già pronti! - fu la risposta. Li volli accompagnare sul luogo del supplizio. Uscii con due di loro fra quattro M.P. americani armati. Il pianto dei carcerati ci accolse alla uscita del corridoio: Figli miei, figli miei! Erano le undici antimeridiane. Fuori del portone del carcere ci accolse un grido di dolore. Un po' di gente venuta ad assistere al macabro spettacolo. I due, il romano Tapoli Giorgio studente in medicina, e il napoletano Tedesco Vincenzo, risposero inneggiando all'Italia fascista. salii con loro sulla Gip, tra il napoletano e un M.P., facemmo un buon tratto allegramente in quella macchina da ridolini, come disse il romano, il quale mi descrisse tutte le fasi della sua morte. Alcuni credettero e dissero che anch'io ero stato condannato. Arrivammo. Due pali in una partita di grano verde, dietro una cava di pozzolana. Parecchi ufficiali erano commossi, così pure il colonnello che, dopo la prima esecuzione, si disse increscioso di dover agire in tale modo. Eccoli vicino al palo, il romano si toglie la camicia. Mi dice che non vuol farsela bucare. Gli legano le mani: io lo conforto ricordandogli Gesù morto in croce. E’ sorridente. Gli dico che pregherò per lui e che lui deve pregare per i miei giovani. Due altre funi, una sul petto, l'altra sul ventre. Passo al napoletano, sorridente, bruno. Ha sul capo una bustina bianca con l'aquila hitleriana. Mi raccomandano le lettere che hanno scritto ai loro cari; io prometto di parlare agli ufficiali, i quali mi dicono che li accontenteranno. Altri pochi istanti; bacio il napoletano, bacio il romano, incoraggio ambedue, i quali rifiutano di essere bendati. Due soldati caricano i dodici moschetti. Quel chiudere ed aprirsi mi fa il cuore a pezzi. I due eroi hanno ancora delle parole: "Il tenente di Aversa (un certo Tonini, oriundo italiano che li aveva giudicati) sa che noi siamo innocenti". In lontananza una terrazza è affollata di gente che guarda piangendo. Un comando secco: sei dei dodici poliziotti si inginocchiano; un altro comando: puntano il fucile; un terzo comando ancora... una detonazione. Abbasso gli occhi, un colpo solo. Vidi cadere i cari giovani, mi avvicinai a loro recitando tre Requiem e un De Profundis per ciascuno. Mi raccomandai alla loro intercessione. Quattro soldati americani e due cantonieri fanno da becchini. Fotografie a non finire durante tutta l'esecuzione ed il primo atto tragico termina. Si vanno a rilevare gli altri due, che arrivano alle 11,45. Appena mi vedono mi sorridono; hanno trovato una faccia, un viso amico che è lì per confortarli. Quello di Aquila si toglie anche lui la camicia. Lo legano, desidera una sigaretta. Un capitano gliela da', accendendola; lo stesso fa per l'altro, il milanese, simpatica figura di giovane buono. Fo' loro coraggio. Mentre lo legano, il milanese grida tre volte: "Heil Hitler", e l'altro risponde: "Heil". "Noi siamo innocenti. Dio stramaledica gli inglesi!". Io lo guardo, mi capisce: avevo detto loro di non odiare il nemico. Mi guarda e canta: "Vivere sempre vivere, senza malinconia!" Li bacio sorridente tra i sorridenti, mi scosto pochi metri; i tre soliti comandi secchi... Vi vidi abbassare pian piano, o giovani. Ascoltai il vostro rantolo: i colpi non furono precisi come la prima volta; l'anima vostra stentava ad uscire dal vostro corpo. Che strazio al mio cuore! Vi assolsi l'ultima volta "Sub conditione" , Tre requiem e un De profundis per ciascuno. Una macchina di corsa mi condusse a celebrare la Santa Messa. Il popolo mi aspettava da pochi minuti impaziente. Là si ignorava tutto. Era una bella giornata primaverile si pensava a goderla. Celebrai la Santa Messa ancora commosso e pregai per le Vostre anime benedette, per le Vostre mamme adorate. Anche Voi dal cielo pregate per me, per i miei giovani, per il mio apostolato, per l'Italia divisa in tanti partiti che la rovineranno.

Sacerdote Ferrieri Giuseppe tratto da "Lettere dei condannati a morte della RSI, Edizioni B&C, 1976, seconda edizione, pagina 54-55

Italo Palesse nacque a Cavalletto d'Ocre (L'Aquila) il 10 Ottobre 1921. Dopo gli studi d'obbligo trovò, un lavoro come operaio edile. Scoppiò la guerra e fu richiamato. Il suo reparto era in Sicilia quando gli angloamericani sbarcarono nell’isola e, a seguito delle vicende belliche, rimase tagliato fuori per l'avanzata degli alleati. Anziché darsi prigioniero, decise, con altri commilitoni, di tentare di passare le linee (e il braccio di mare) e rientrare in continente. L'8 Settembre si trovava nel suo paese natale e, come altre migliaia di giovani d'allora, rifiutò la resa e partì volontario nella RSI entrando nei ”Nuclei Speciali” e molto probabilmente, nel “Gruppo Vega”, della X^ MAS. Questi giovani insieme ad altri”Gruppi” (il loro numero raggiungeva circa 5000 volontari), avevano il compito di entrare in territorio occupato alleati sia traversando direttamente le linee, oppure imbarcati su un sommergibile, o paracadutati per svolgere quelle azioni sopra accennate. Operavano in abiti borghesi e, quindi, per le Convenzioni dell'Aja e di Ginevra, se catturati, erano passibili di fucilazione. Tra i 70 e i 100 furono i “sabotatori” catturati e tutti passati per le armi, salvo uno. I primi a cadere furono Mauro Bertoli e Gino Cancellieri entrambi diciottenni, fuggiti insieme il 1° ottobre 1943 da Bari, ove risiedevano, per raggiungere il territorio della RSI. Con loro si trovava Rico Covella di 17 anni, di San Severo. I tre militi erano già alla quinta missione quando il 3 Dicembre 1943 furono catturati dagli inglesi e rinchiusi nelle carceri di Santa Maria Capua Vetere. Furono torturati ma non rivelarono l'organigramma del loro “Gruppo” e la prova di questo comportamento è che nessun componente del loro Gruppo fu catturato. Mauro Bertoli e Gino Cancellieri furono giudicati e condannati a morte il 7 Gennaio 1944, aprendo con il loro sacrificio quello di tanti altri che poi seguirono. Rico Covella fu quell'unico che si salvò dal plotone perché, all’epoca, appena diciassettenne. A guerra finita, scrisse un libro: “Madre Lotta” - La Guiscardi Editrice - in cui lascia una testimonianza precisa. Rico Covella attesta che "Idolo" da l'Aquila, cella n°` 8° (Italo Palesse, ndr) da almeno il 21 gennaio 1944 era effettivamente nella cella n° 8 della IV Sezione del Carcere di Santa Maria Capua Vetere. L'alterazione del nome (Idolo per Italo) è giustificata dal fatto che i prigionieri erano scrupolosamente tenuti in segregazione e potevano comunicare fra loro solo attraverso una piccolissima apertura nella porta di ferro e quindi il nome poteva essere facilmente travisato. Italo Palesse fu fucilato il 30 Aprile 1944.

Rnn banchetti di Cpi a Napoli, Brusciano e San giorgio a Cremano




la festa di Cpi a Piroclastica




sabato 29 aprile 2017


Sergio Ramelli(Milano, 8 luglio 1956 – Milano, 29 aprile 1975) allora 18enne viene aggredito da un commando di 8 persone(tutti sudenti di medicina)di avanguardia operaia il 13 marzo!Lo colpiscono con chiavi
inglesi AZEL 36 da 3kg. Per le riferite riportate morirà il 29 aprile.



Enrico Pedenovi 50enne.Viene freddato dai colpi di pistola di un commando di Prima Linea.mentre il 29 aprlile 1976 mentre si recava a un corteo in memoria di Sergi Ramelli





i Camerati non dimenticano: Sergio ed Enrico PRESENTI

Cpi a Torre del Greco contro l'immigrazione






martedì 25 aprile 2017



"Rivendico l'onore di essere stato in radiotelegrafia il primo fascista, il primo a riconoscere l'utilità di riunire in fascio i raggi elettrici, come Mussolini ha riconosciuto per primo in campo politico la necessità di riunire in fascio le energie sane del Paese per la maggiore grandezza d'Italia"


Buon compleanno, Guglielmo!

Cpi ricorda i Caduti della Rsi a Sant' Angelo in formis


domenica 16 aprile 2017

Presente!




16 aprile 1973 - 16 aprile 2017
STEFANO E VIRGILIO PRESENTI!!
Giustizia per i fratelli Mattei!!!

Tra la notte del 15 ed il 16 aprile del 1973 a Primavalle, quartiere periferico e molto popolare di Roma, tre esponenti di Potere Operaio (Achille Lollo, Manlio Grillo, Marino Clavo) misero in atto il più vile ed assurdo attentato degli anni... di piombo.

Al terzo piano di via di Bibbiena abita Mario Mattei segretario di sezione del MSI di Primavalle, un nemico da abbattere, insieme alla sua famiglia (8 persone) che sta dormendo in 40 mq.

Sono circa le 3 del 16 aprile Achille Lollo scavalca l’inferriata per entrare nel giardino del Lotto e salire le scale fino al terzo piano mentre gli altri due fanno il palo e preparano il foglio d rivendicazione.

Giunto al pianerottolo piazza una bomba incendiaria rudimentale e versa la benzina con un piano inclinato sotto la porta per far entrare il materiale infiammabile così bruciare l’unica via di uscita.

Epilogo drammatico di quel gesto fu la morte di Virgilio Mattei (22 anni) e di Stefano Mattei (10 anni) carbonizzati, il grave ferimento di Mario Mattei avendo riportato ustioni sul corpo per tentar di salvare i suoi figli e di Silvia Mattei che per salvarsi si è lanciata dalla finestra cadendo rovinosamente sulle piante sottostanti; mesi in trazione e di gesso e la mala riabilitazione di quel tempo.

Per gli altri, Giampaolo il più piccolo e Antonella sono gli unici che sono riusciti a passare “incolumi” tra le fiamme della porta in braccio alla Mamma AnnaMaria.

Invece Lucia si è calata dal balcone ed è riuscita a passare a quello di sotto riportando poche ferite.

Quella notte cambiò il cammino personale di molte persone e la vita politica di una comunità come quella del MSI.

Le indagini si rivolsero da subito verso gli ambienti dell’extraparlamentarismo di sinistra, il 5 maggio dello stesso anno vengono diramati gli ordini di cattura per li esecutori con l’accusa di strage.

Da subito Manlio Grillo e Marino Clavo furono aiutati dalle proprie famiglie, Potere Operaio e da SOCCORSO ROSSO, organizzazione che comprendeva anche nomi importanti della scena politica e artistica di quel tempo, a nascondersi per poi scappare all’estero.

Mentre Achille Lollo veniva catturato e messo in carcere in attesa del processo.

La sentenza di primo grado stralciò tutte le prove che erano state raccolte a loro carico e li giudicò innocenti.

Questo permise la scarcerazione di Achille Lollo che la sera stessa fece un comizio in Trastevere a Campo de Fiori e poi festeggiò insieme alla intellighentia romana a Fregene in una villa la sua assoluzione.

Sentenza ebbe la forzatura di tutta l’informazione editoriale e politica di quel tempo partendo Pietro Secchia (PCI), Riccardo Lombardi (PSI) e Franca Rame , che diceva che era stata una faida interna al MSI e che un atto così vile, che non teneva conto che dentro l’appartamento c’erano dei bambini , era un gesto che solo i fascisti potevano fare e non i compagni.

Da quel momento fino ad oggi gli artefici furono sempre chiamati “latitanti” erroneamente perché lo stato italiano sapeva benissimo dove si trovassero gli esecutori materiali cominciando dall’articolo accorato di Moravia che sensibilizzava lo Stato Svedese a dare l’asilo politico a Manlio Grillo e Marino Clavo, mentre per Achille Lollo si sa che faceva l’inviato per conto del regista della RAI Di Stefani dall’Angola.

Poi si sa che dagli incartamenti della Mitrokhin che i servizi sapessero i movimenti di Achille Lollo in tutto il mondo e persino quanti soldi aveva in tasca e con chi si era incontrato (queste trasmissioni fanno riferimento nei primi anni 80).

L’Italia ormai si era convinta che Primavalle era una questione interna al MSI o addirittura che Mario Mattei stesse fabbricando un ordigno da usare contro i comunisti.

Questa controinformazione fece benissimo il suo lavoro nel tessuto sociale Italiano, e cosi la “giustizia” fece il suo passo tenendosi equidistante e venne fuori la sentenza ancor più scandalosa ed infamante della precedente, omicidio colposo detenzione di materiale esplodente e altri piccoli reati per un totale di 18 anni di reclusione.

Nel 2005 con la prescrizione del reato Achille Lollo si fece forza e dichiarò la VERITA’ su quella notte il suo coinvolgimento diretto chiamando alla sbarra anche altre tre persone che per 32 anni hanno vissuto tranquillamente e liberamente, Diana Perrone, Paolo Gaeta e Elisabetta Lecco.

Per assurdo questi ultimi sono indagati per strage che non è prescrittibile, comunque stiano tranquilli perché la Giustizia Italiana non ha fatto nulla anche perché il Brasile non da l’estradizione ad Achille Lollo per confermare le accuse ed anche perché Achille Lollo in una successiva dichiarazione diceva che ai giudici italiani non avrebbe confermato le sue dichiarazioni.

Questa dichiarazione di colpevolezza portò una parte della politica di sinistra ad avvicinarsi alla Strage di Primavalle con qualche pregiudizio in meno, anzi con la certezza del loro inconsapevole aiuto agli assassini di Stefano e Virgilio.

Il primo gesto fu, anche per la sua doppia veste politica e di sindaco di Roma, Walter Veltroni che provò a portare avanti l’iniziativa sull’intitolazione di una strada di Roma a Stefano e Virgilio, opposizione della Famiglia fu immediata e ferma, dicendosi onorati per l’iniziativa ma questa non era possibile sino al raggiungimento della VERITA’ e GIUSTIZIA.

Verità e Giustizia che latita ancora oggi e nei procedimenti giudiziari che sono ancora in corso, penali e civili.

Il raggiungimento della Verità su Primavalle porterebbe solo ad un atto di giustizia non solo per i fratelli Mattei ma per tutti quei ragazzi che da quella notte hanno visto cambiare la loro esistenza di militanti politici e di uomini.
 STEFANO E VIRGILIO MATTEI PRESENTI!

sabato 15 aprile 2017



" i giovani che sono andati a Salo’ erano spinti dall’idea di non abbandonare la battaglia. Anche se destinati a perdere, gia’ la consapevolezza della sconfitta conferisce un forte dolore a quegli ideali. Per cui condannare in toto questo capitolo storico non mi sembra giusto. Quei giovani dovrebbero essere piu’ rispettati se non altro per i loro ideali ispiratori..."

- Raimondo Vianello 7 Maggio 1922 - 15 Aprile 2010





"Sono stato balilla e avanguardista, ma non mi sentivo molto fascista fino all'otto settembre, quando ho visto il tradimento, la gente che si rallegrava per la sconfitta.."


- Giano Accame 30 Luglio 1928 - 15 Aprile 2009

Cpi donazione giochi a casafamiglia ad Acerra


Cpi donazione alimentare a famiglia a Ercolano


martedì 11 aprile 2017

NFO: CasaPound, “Nessuno ci accosti alla vicenda, verso Cangiano pronta denuncia per calunnia”


Napoli, 11 aprile - “Apprendiamo con estremo sconcerto che uno degli arrestati per le azioni del gruppo NFO ha tirato in ballo CasaPound Italia. Prendiamo atto del fatto che gli inquirenti hanno già chiarito che si tratta di un ‘mitomane’ e ‘millantatore’, smentendo qualsiasi collegamento con il nostro movimento.
Vogliamo comunque ribadire anche noi, perché sia perfettamente chiaro a tutti, che non abbiamo nulla a che fare con questo individuo, con i suoi compari e con le sue azioni.
Va da sé che i nostri avvocati sono già al lavoro sulla denuncia per calunnia nei confronti di Cangiano e che quereleremo chiunque accosti il nostro nome a questa vicenda”.
E’ quanto si legge in una nota di CasaPound Italia Napoli a proposito delle dichiarazioni di Stefano Cangiano sul presunto coinvolgimento del movimento nelle azioni del gruppo NFO.


mercoledì 5 aprile 2017




Terminata da poco la seconda guerra mondiale, migliaia di giovani ripresero alcune intuizioni del Regime Fascista appena caduto.
I reduci della RSI, decisero di dar vita, cosi, ad un nuovo partito dal nome “Movimento Sociale Italiano”.
In quel periodo, il neofascismo fu  un fenomeno nebuloso,  spesso si muoveva senza alcuna organizzazione e ben diverso dalla preparazione militare dei comunisti  in Emilia Romagna.
A Roma, come in altre città italiane, il clima era molto teso.
Manifestazioni non autorizzate, pestaggi, attentati dinamitardi erano alla base della vita quotidiana.
Non mancò il primo caduto di quella stagione. Il 5 aprile 1949, Achille Billi, poco più che ventenne, fu assassinato con un colpo di pistola, Beretta calibro 9, alla nuca e imbavagliato con un fazzoletto tricolore.
Il suo corpo fu avvistato da un carabiniere in servizio presso la Marina Militare che giaceva su una barca alla deriva del fiume Tevere.
Nato nel 1929, ex volontario della RSI nel battaglione San Marco, iscritto nelle fila del Movimento Sociale Italiano/Arditi d’Italia e militare di professione, Achille Billi, fu considerato uno dei primi caduti del Msi, il primo “Cuore Nero” della storia politica italiana.
Al suo funerale, l’8 aprile, quando il feretro uscì dalla chiesa del cimitero di Verano, migliaia di giovani alzarono il braccio per l’ultimo saluto: il saluto romano.
La scena fu immortalata dai fotografi presenti alle esequie, e una di quelle fu pubblicata, un mese dopo, su una riviste americana “Life” come copertina settimanale.
Il delitto Billi, non fu mai risolto, anzi, passò da omicidio a suicidio.
A sostenere questa tesi  fu il Questore di Roma, Saverio Polito, che in un primo momento parlò subito di delitto politico,  otto giorni dopo, presentò alla stampa un dossier nel quale evidenziava che Achille Billi si era suicidato. Come può un uomo, tenere la pistola nella mano destra e puntarla alla parte sinistra della nuca? Mistero.

venerdì 31 marzo 2017



"Seppur morto, egli arde... 
Possano queste pagine, ultimo fuoco di quel che io fui, ardere ancora un momento, riscaldare ancora un istante le anime possedute dalla passione di donarsi e di credere: di credere malgrado tutto, malgrado la disinvoltura dei corrotti e dei cinici, malgrado il triste gusto amaro che ci lasciano nell'anima il ricordo delle nostre colpe, la coscienza della nostra miseria e l'immenso campo di rovine morali di un mondo che è certo di non aver più bisogno di salvezza, che da questo trae motivo di gloria ma che deve tutta via essere salvato. Deve più che mai essere salvato.."

giovedì 30 marzo 2017


Savuto per il diritto alla casa

Oggi con cittadini e comitati a Pianura per spiegare l' abuso di quest' amministrazione: permette l' occupazione di oltre 40 centri sociali sanandoli tramite delibere sulle spalle dei contribuenti e allo stesso tempo intima a 10.000 famiglie Napoletane di abbandonare le proprie abitazioni, costruite e condonate con i sacrifici economici di una vita.

Questa è una battaglia di giustizia sociale che CasaPound continuerà a portare avanti senza se e senza ma.

#DifendiNapoli #CasaPound #DeMagistrisVattene #NapoliServizi

S

venerdì 17 marzo 2017

giovedì 16 marzo 2017


Cpi a Ischia contro il degrado

"Oggi, insieme ai ragazzi di "Difendi Ischia" ci siamo recati nel bosco di zaro nel comune di Forio d'Ischia (dove già in precedenza avevamo segnalato del materiale pericoloso quale "amianto"). Abbiamo constatato che nessun intervento è stato fatto, anzi, la situazione è addirittura peggiorata ed è tutto in stato di abbandono e degrado.

La zona è una meta importantissima, un luogo di turismo e pellegrinaggio, in quanto è presente la villa di Luchino Visconti, noto regista del film "il Gattopardo" e non meno importante, è presente la Madonna di Zaro che attrae fedeli da ogni parte d'Europa.

Purtroppo versa in situazione di degrado assoluto, ed è diventata una sorta di piccola discarica abusiva.

Abbiamo bonificato la zona in buona parte ma c'è ancora molto lavoro da fare e sicuramente faremo un altro intervento nei prossimi giorni.

Dove le istituzioni latitano, CasaPound c'è."