sabato 29 ottobre 2016




41 anni fa, IL 29 Oottobre 1975, a Roma, veniva ucciso da una scarica di colpi di fucile il sedicenne MARIO ZICCHIERI, intento ad aprire la sezione del MSI di via Erasmo Gattamelata al quartiere Prenestino.

Roma 29.10.1975 - La famiglia Zicchieri abitava in un appartamento, al secondo piano con due camere più servizi, in via Dignano D’Istria 29, borgata Prenestina periferia di Roma, una traversa stretta e tortuosa. Il marito, Germano, lavorava alla Stefer, azienda tranviaria, come impiegato. Taciturno e democristiano convinto. La moglie, Maria Lidia, invece, lavorava come commessa in una pasticceria di via Po, da “Pasquarelli”. Le figlie, Monica e Barbara, rispettivamente di tredici e dodici anni, frequentavano la scuola in via Aquilonia, dove le scuole medie e il liceo erano completamente attaccate. Infine, l’unico figlio maschio, Mario, diciassette anni, studente al terzo anno del corso per odontotecnici presso la scuola Eastman di via Galvani. Spesso l’orario di lezione si allungavano fino a tardi pomeriggio per le esercitazioni di laboratorio. Aveva fatto il boy scout, era iscritto alla palestra pugilistica di Angelino Rossi e al Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, presso la sezione di via Erasmo Gattamelata, nel cuore di uno dei più popolosi quartieri della Capitale, una specie di avamposto nel deserto dei tartari. La simpatia per il fascismo era arrivata a Mario Zicchieri non solo dal lato materno, il nonno di Maria Lidia, Bonifacio Albanesi, era podestà della cittadina sul litorale romano, Terracina, un personaggio sanguigno e forte, ma anche attraverso un’altra figura decisiva, il maestro elementare, un ex simpatizzante della Repubblica Sociale Italiana. In sezione tutti lo chiamavano “Cremino”. Quel soprannome non derivava dal colore della sua carnagione, ma dal fatto che era troppo goloso dell’omonimo gelato Algida. Una settimana prima dell’agguato, Mario Zicchieri, era andato a raccogliere le firme per una petizione popolare che chiedeva l’istallazione degli impianti di illuminazione nel quartiere, insieme ad un altro missino e amico inseparabile, Marco Lucchetti. Era cresciuto in Australia dove il padre era emigrato come manovale. Ritornato a Roma, si era avvicinato al sezione del Movimento Sociale Italiano per fare amicizia e per ambientarsi. Intanto da giorni la guerriglia per il controllo del territorio era imperversa. Apparvero molte scritte sui muri ad opera di Avanguardia Operaia, persino sotto casa di Cremino, “Fascisti a Morte” con falce e martello. Il 29 ottobre del 1975 la scuola in via Galvani era in sciopero e Mario Zicchieri per arrotondare la paghetta aveva deciso di intrattenere per qualche ora il cuginetto. Gli zii più volte lo invitarono a fermarsi da loro ma Mario Zicchieri aveva degli impegni da rispettare. Infatti la sera prima era stato a cena insieme ad altri missini per organizzare un volantino e ricordare l’assassinio di Sergio Ramelli a Milano, preparare la manifestazione a favore degli sfrattati e aspettare il falegname per cambiare la serratura della sezione. Spesso era proprio Mario Zicchieri che disegnava i volantini, con lo stilo d’acciaio direttamente sulla matrice di cera. Non era facile con la pallina tonda del pennino, bisognava stare molto attenti, anche se Mario Zicchieri era già abituato con i ferri da odontotecnico. Cremino era in sezione, davanti al ciclostile che sputava inchiostro e divorava carta. Alcuni missini, guardando la strada lo invitarono ad uscire per guardare delle ragazze. Marco Lucchetti era già sulla soglia della porta ed uscirono. Nemmeno a cinque metri dal marciapiede della sezione ad attenderli una macchina, centoventotto di colore verde targata Roma M 92808, con il motore acceso. Scesero due persone, pochi passi e spararono con fucili a pompa, cartucce da caccia misura 00, una pioggia di pallini, da quella distanza non vi era scampo. Mario Zicchieri fu il primo a essere ferito, colpito alle gambe e al pube, avvitandosi su se stesso cadde a terra agonizzante. L’altra fucilata, invece, fu per Marco Lucchetti, colpito, invece, alle gambe e a una mano, non in pericolo di vita. Il più grave era Cremino. Gli assassini avevano mirato al basso ventre, l’arteria era recisa e nel giro di pochi secondi già era in un lago di sangue. Il primo a soccorrerlo fu il tappezziere che aveva la bottega proprio al fianco della sezione missina. Subito si rese conto del problema dell’emorragia. Corse in negozio prese un giornale per tentare disperatamente di bloccare il sangue con dei tamponi improvvisati premendo sul bacino. Ma Mario Zicchieri era in stato di semincoscienza e quando fu trasportato all’ospedale era già clinicamente morto. Aveva appena diciassette anni. Proprio in quel momento, mentre partivano le fucilate, si trovava di passaggio un aviere in servizio, Vincenzo Romani. Il militare si lanciò con la propria vettura all’inseguimento, ma dalla centoventotto si abbassarono i finestrini e spuntarono di nuovo le armi. Il militare fu costretto a ritirarsi. Al capezzale di Marco Lucchetti, il padre Alessandro, con il torace fasciato per le fratture che si era procurato in un incidente sul cantiere. La madre di Mario Zicchieri fu avvertita dal cognato mentre si trovava in pasticceria. Il padre, Germano, invece, nella sua abitazione, poco dopo il rientro dall’ufficio, da un giornalista, subito colto da malore. I solenni funerali furono organizzati nella chiesa di San Leone Magno, al Prenestino, il 31 ottobre del 1975 alle ore sedici. Migliaia di persone arrivarono in corteo da via Erasmo Gattamelata, letteralmente ricoperta di fiori e di corone. Come al solito fu un rito di casa missina. In testa il Segretario Giorgio Almirante, Teodoro Buontempo e D’Addio, parlamentari del partito e consiglieri comunali. Tutti i ragazzi indossarono la fascetta del Movimento Sociale Italiano. In chiesa numerosi cartelli, quello più significativo del Fronte della Gioventù: “ Mario aveva diciassette anni, voleva vivere, voleva cambiare questa sporca Italia”. Si presentò anche la fidanzata di Mario Zicchieri per la prima volta alla famiglia. Da via dei Volsci, sede di Autonomia San Lorenzo, un drappello di agitatori cercò più volte di interrompere la cerimonia. La situazione degenerò in assalti e contrassalti. Circa cinquecento missini, guidati da Signorelli e D’addio, si diressero verso il centro per assaltare il Ministero dell’Interno in via del Viminale, la sezione del Partito Comunista Italiano di via Cairoli, la sezione di lotta Continua in via dei Piceni. Quattro sconosciuti, a bordo di una Bmw, aggredirono a colpi di pistola, la sezione missina in via Etruria vicino a San Giovanni. Una centoventotto con quattro neofascisti fu data alle fiamme, per fortuna gli occupanti riuscirono miracolosamente a mettersi in salvo. Nella notte, i militanti missini, affissero in tutta la città manifesti in onore a Mario Zicchieri. Anche il Sindaco di Roma, Clelio Darida, dedicò la seduta alla giovane vittima. Germano Zicchieri, dal giorno della morte del figlio, lo sguardo si era pietrificato, era entrato in un tunnel, in un calvario di depressione che lo portò alla morte nel 1996. Monica e Barbara, le sorelle, con il contatto obbligato con i più grandi diventò per loro un inferno. Addirittura inseguite, spintonate e insultate da alcuni ragazzi della sinistra extraparlamentare del liceo. Furono costrette a perdere l’anno scolastico e a iscriversi presso un nuovo istituto. Maria Lidia, invece, fu licenziata dalla pasticceria, per fortuna trovò occupazione in una fabbrica a Pomezia grazie all’aiuto di Michele Marchio, avvocato del Movimento Sociale Italiano. Si costituì parte civile nel processo giudiziario per la morte del figlio. Lo Stato fu assente. Ancora una volta non si videro assistenti sociali, istituzioni, psicologi, nessuno. Completamente abbandonati al loro dolore. Il 2 gennaio del 1978 fu devastata la lapide che i giovani del Fronte della Gioventù avevano affisso sul muro di via Gattamelata. Un chilo di polvere da mina e venti per cento di tritolo. Il 16 luglio dello stesso anno un’altra bomba esplose contro la sezione Prenestino. Intanto, la Magistratura brancolava nel buoi. Una descrizione approssimativa dei due assassini venne data dall’aviere e da Marco Lucchetti proprio durante il periodo di degenza. Il Questore, in un primo momento, aveva battuto la pista dei Nuclei Armati Proletari suscitando l’ira di Lotta Continua. In mancanza di necessari riscontri il Giudice Istruttore D’Angelo fu costretto ad archiviare l’inchiesta. Solo sette anni dopo, nel 1982, durante il processo Aldo Moro, le dichiarazioni di una brigatista pentita, portarono alla riapertura del caso. Emilia Libera sostenne che uccisero Mario Zicchieri per essere promossi brigatisti. In una riunione ristretta del Comitato Comunista di Centocelle si era parlato dell’omicidio di Mario Zicchieri. Gli esecutori furono Bruno Seghetti, Germano Maccari e Valerio Morucci detto Pecos, anni dopo considerati tutti organizzatori del sequestro Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse durante i cinquantacinque giorni del 1978. Le conferme arrivarono anche da altri brigatisti, Walter Di Cera e Antonio Savasta. Il giudizio per Mario Zicchieri fu inserito all’interno del processo Aldo Moro, insieme a tutti gli altri delitti compiuti dalle Formazioni Comuniste Armate, ribattezzate Fac. La richiesta di rinvio a giudizio fu per omicidio premeditato. Il 20 febbraio del 1986 la seconda Corte d’Assise di Roma, presieduta da Sorichilli, emise il verdetto. Assoluzione piena per non aver commesso il fatto. Sconcerto per la famiglia Zicchieri e per la parte civile. Il processo di secondo grado si svolse meno di un anno dopo. Sette ore di camera di consiglio, il rappresentante della Pubblica Accusa, Procuratore Generale Labate, chiese e ottenne l’assoluzione per insufficienza di prove. Nel settembre dello stesso anno venne incredibilmente bocciato il ricorso in Cassazione e per la parte civile non ci fu più nulla da fare. I tre brigatisti furono condannati per altri reati ma non per l’omicidio di Mario Zicchieri. Strano che un personaggio chiave come l’aviatore, Vincenzo Romani, testimone oculare dell’omicidio in via Gattamelata, non fu mai ascoltato dalla Corte.





I Camerati non dimenticano: Presente!






Ramiro Ledesma Ramos (Alfaraz de Sayago, 23 maggio 1905 – Madrid, 29 ottobre 1936) è stato un filosofo e politico spagnolo, importante esponente del fascismo spagnolo, fondatore del movimento La conquista del Estado, teorico della Falange spagnola e delle Juntas de Ofensiva Nacional-Sindicalista (JONS), influenzato dalle idee del suo maestro José Ortega y Gasset, primo studioso della società di massa.

Gioventù

Il padre, maestro elementare, senza molte risorse ma padrone di una grande cultura, gli impartì un'educazione molto severa i cui valori fondanti erano l'attenzione all'onore e lo spirito di sacrificio per cause nobili, fino a una morte onorevole.

Nel 1926 comincia gli studi universitari, iscrivendosi sia alla facoltà di Lettere e filosofia, laureandosi nel 1930, che a quella di Scienze Esatte, che non riuscirà a terminare per via della discesa in politica. A soli vent'anni diverrà una celebrità all'Università di Madrid, considerato una promessa intellettuale ed ammirato da tutti, comincerà a collaborare con la Gaceta Literaria e la prestigiosa Revista de Occidente (Rivista dell’Occidente).
Scopre i movimenti d'avanguardia artistica e culturale e, come nel caso del fascismo italiano (in cui futuristi si associano con i sindacalisti rivoluzionari e gli arditi per spazzare via il vecchio mondo decadente), si getterà nell'agone politico con centinaia di altri intellettuali.



La militanza politica

Fortemente influenzato dalle idee del suo maestro Ortega y Gasset circa la necessità di una permanente separazione tra l'élite intellettuale e la massa, circa il rifiuto della società attuale teorizza la necessità di un ritorno al passato, sulla via del nazionalismo castigliano. Entrambi inoltre concordano nell'affermare che la lotta di classe è uno dei primi nemici dello sviluppo e dell'affermazione della nazione, per raggiungere i quali invece è necessario al contrario dare luogo alla collaborazione di classe.
Ramiro Ledesma Ramos diventa l'eleboratore del sindacalismo nazionale, fornendo gran parte dell'apporto ideologico e dottrinale al fascismo spagnolo e consegnando al movimento anche le parole d’ordine, i simboli ed i rituali. Divenne il massimo esponente spagnolo della Rivoluzione conservatrice.

Nella primavera del 1931 Ledesma abbandona quindi l'impegno scientifico e la promettente carriera universitaria per scendere in politica: con un compatto gruppo di giovani fonda la Conquista dell'Estado, sia in ottica rivoluzionaria che di avversione al marxismo imperversante. Il programma del movimento si compone di 17 punti, presentando chiari e diversi riferimenti agli scritti di Mussolini e viene diffuso a Madrid ed a Barcellona tramite la distribuzione di volantini. Anche il titolo del giornale “La conquista del estado” riprende l’italiano La conquista dello Stato, giornale fascista diffuso a Firenze da cui Ledesma trae ispirazione. Proclama la priorità degli interessi della comunità nazionale nei confronti dell'individualismo, l'irredentismo spagnolo, la gerarchizzazione della società in nome della supremazia degli intellettuali e la sindacalizzazione dell'economia.
Ledesma centra tutto sulla propaganda, annunciando con volantini ed altoparlanti l’uscita dei diversi numeri de La Conquista de l'Estado. Il volantinaggio era un fenomeno completamente inedito e rivoluzionario per l'epoca. Il suo stesso aspetto fisico si adeguerà ugualmente all’immagine rivoluzionaria che vuole dare di sé, anche l'aspetto diventa importante: tra l'altro, per farsi notare, egli comincia a girare per Madrid con una rumorosissima motocicletta appositamente ritoccata.
Ledesma è l'inventore dei simboli, degli slogan, dei miti e dei riti del fascismo spagnolo che verranno poi ripresi da Franco: è il primo a comprendere l'importanza fondamentale della propaganda e della formazione di miti nella acquisizione e nel mantenimento del consenso delle masse. Allo stesso modo dei sindacalisti rivoluzionari italiani, crede in una rivoluzione condotta da una ristretta élite altamente preparata che guidi le masse alla rivoluzione.
« Noialtri riteniamo più salutare questa marea di scioperi perché essa contribuirà a squilibrare dei falsi equilibri. D’altra parte, sono mobilitazioni rivoluzionarie, di cui oggi il nostro popolo ha più che mai bisogno. La battaglia sociale alla base di scioperi e di collisioni con la reazione parlamentare, può fornirci l’occasione di confronti decisivi. Di fronte ai borghesi timorati che prendono paura del coraggio del popolo, noi plaudiamo all’azione sindacale che rinnova almeno le virtù guerriere ed eroiche della razza. »
(Ramiro Ledesma Ramos)
Per rinvigorire il progetto trasforma il movimento in vero e proprio gruppo politico le Juntas de Ofensiva Nacional-Sindicalista (JONS), che si unirono a JCAH di Onésimo Redondo Ortega, fondatore di Libertad, con cui condivideva le aspirazioni imperiali e la totalitarizzazione dello Stato sulle basi di una rivoluzione della società in ottica di creare uno Stato del Lavoro, nelle medesime intenzioni di Benito Mussolini in Italia, mediante l'introduzione del corporativismo, della socializzazione delle imprese e dei mezzi di produzione e del sindacalismo nazionale.
Il nuovo manifesto politico fu scritto nel dicembre del 1931.
Il 13 febbraio 1934 unisce il proprio movimento con la Falange spagnola di José Antonio Primo de Rivera, figlio dell'ex dittatore Miguel Primo de Rivera, e Valdecasas per la costante mancanza di fondi ma anche per la medesima visione del mondo. Ledesma sottovaluta l'influenza di Rivera, non facendo i conti con la sua forte personalità ed il folto gruppo di sostenitori del padre, che gli permetteranno di prevalere nel triumvirato di conduzione (Rivera, Ledesma e Ruiz de Alda) e di dare una forte prevalenza falangista al movimento, che si schierò definitivamente con le rivoluzioni nazionali europee, assumendo in particolare i tratti del fascismo italiano, pur con la differenza dando sempre più importanza alle radici cattoliche della nazione.
Lo scontro di personalità culmina il 14 gennaio 1935, con l'uscita di Ledesma dal movimento, che fonda un nuovo giornale La patria libre, dalle cui pagine attacca fortemente Rivera e la Falange, colpevole secondo lui di aver tradito gli ideali della rivoluzione sociale.
Scrive due libri sintesi del suo pensiero Discorso alla gioventù spagnola e Fascismo in Spagna? in cui si dimostra un acuto osservatore del fascismo europeo e anche un buon critico della propria attività politica. Afferma infatti che il fascismo sia frutto della paura dei ceti medi di fronte alla società di massa e alla crisi del dopo guerra. Per uscire da tale crisi auspica una società in cui viga il monopartitismo elitario, l'azione diretta tramite la violenza organizzata, la separazione tra Stato e Chiesa, e in cui gli operai siano fautori della rivoluzione.
L'ultimo periodico che fonda è "Nuestra Revolución".
Pur essendo stato uno dei padri fondatori della Falange Spagnola, la sua figura venne ridimensionata, falsata e mitizzata dalla propaganda franchista. È quindi difficile ricostruire le fasi della sua vita dopo la vittoria elettorale del Fronte Popolare nel 1936, la sconfitta della Falange, il passaggio alla insurrezione nazionalista e l'incremento delle adesioni alla Falange prima dell' Alzamiento.

La morte

Arrestato casualmente dai repubblicani nel 1936 dopo il colpo di stato nazionalista, non venne riconosciuto subito (dato il suo cambio estetico e il passaggio da un aspetto da tipico intellettuale a uno da combattente). Sottoposto a una lunga detenzione a Madrid (durante la quale gli fu di grande sconforto non aver nulla da leggere, tanto da conservare gelosamente qualsiasi pezzo di giornale gli capitasse tra le mani) durante la quale venne a sapere della morte di Onésimo Redondo Ortega e della prigionia di Rivera. Morì fucilato nel cimitero di Aravaca il 29 ottobre 1936, insieme allo scrittore Ramiro de Maeztu.Si narra che, prelevato per essere fucilato, volle darsi una morte ai suoi occhi più onorevole gettandosi sul fucile della guardia che lo accompagnava.

Lo studio della figura di Ledesma e la ripresa del dibattito ideologico sulla storia della falange si sviluppò negli anni cinquanta ad opera de Circulos doctrinales Josè Antonio, cui presero parte molti giovani intenzionati a rilanciare il fascismo autentico delle origini a loro parere tradito da Francisco Franco.

Cpi a Nola


mercoledì 26 ottobre 2016

Sgombero Colosseo, striscioni CasaPound in 100 città: "Difendere gli italiani non è reato. Simone Di Stefano libero"

Roma, 26 ottobre - "Difendere gli italiani non è reato. Simone Di Stefano libero". Questi gli striscioni affissi questa notte in cento città italiane in solidarietà a Simone Di Stefano, il vicepresidente di CasaPound Italia ai domiciliari dal 29 settembre scorso per essersi pacificamente opposto al brutale sgombero di due famiglie italiane in stato di grave disagio sociale dalla palazzina di via del Colosseo che occupavano da 30 anni, pagando peraltro una indennità di occupazione al Comune.
"Simone Di Stefano è ai domiciliari da quasi un mese per avere difeso due famiglie italiane con anziani e disabili dalla violenza inumana di uno sgombero senza alternative - sottolinea il leader di CasaPound Gianluca Iannone - E da quasi un mese quelle stesse famiglie sono costrette a vivere dell'ospitalità di chi le ha accolte, senza nessuna prospettiva per il futuro. Il Campidoglio, infatti, dopo averle messe in mezzo a una strada, non solo non ha trovato per loro nessuna soluzione nemmeno temporanea ma in questi 27 giorni non si è mai degnato di contattarle o riceverle. A prescindere da quale sia il prezzo da pagare, CasaPound continuerà ad essere al loro fianco e al fianco di tutti gli italiani di cui Pd e M5S pensano di poter fare carne da macello perché non hanno padrini a cui votarsi".


Napoli

Somma Vesuviana

Sorrento


Torre del Greco

domenica 23 ottobre 2016

Filippo Corridoni


« Il popolo non crede ai cultori delle cedole bancarie. Crede all'azione, a chi gli indica le vie del destino. Crede soprattutto achi gli aprirà le strade vere della giustizia sociale. »



«
Soldato volontario e patriota instancabile, col braccio e la parola tutto se stesso diede alla Patria con entusiasmo indomabile. Fervente interventista per la grande guerra, anelante alla vittoria, seppe diffondere la sua tenace fede fra tutti i compagni, sempre di esempio per coraggio e valore. In testa alla propria compagnia, al canto di inni patriottici, muoveva fra i primi e con sereno ardimento all’attacco di difficilissima posizione e tra i primi l’occupava. Ritto, con suprema audacia sulla conquistata trincea, al grido di “Vittoria! Viva l'Italia!” incitava i compagni che lo seguivano a raggiungere la meta, finché cadeva fulminato da piombo nemico.»
— Trincea delle Frasche (Carso), 23 ottobre 1915.

Avanti Ragazzi di Buda

l 23 Ottobre 1956 il popolo ungherese scese in piazza armi in pugno per combattere l'oppressione sovietica, diventando avamposto di libertà e ribellione contro le dittature comuniste.

46.000 ungheresi rimasero uccisi negli scontri, 228 furono condannati al plotone d'esecuzione 75.000 vennero deportati in Russia, 8.000 dei quali non tornarono mai più

23 ottobre 1956. A Budapest migliaia di manifestanti scendono in strada in segno di solidarietà con l’immensa protesta di operai e studenti Polacchi repressa col sangue un mese prima. Viene abbattuta la statua gigante di Stalin nel parco municipale.

Il numero uno del Partito Comunista, parla alla radio: insulta gli studenti e gli operai e respinge le loro richieste. Poi ordina alla polizia politica di sparare sulla folla ammassata davanti al palazzo della radio: muoiono in 12. I manifestanti si impadroniscono delle armi di decine di poliziotti che non oppongono resistenza. Nella notte i blindati della 92ma divisione dell'Armata Rossa entrano a Budapest. Il 25 ottobre, inizia la rivolta in altre dieci città, cinque radio clandestine trasmettono nel paese, vengono distribuiti giornali clandestini e sono costituiti alcuni consigli di fabbrica.

31 ottobre. I blindati si ritirano dalla capitale. Mosca invia finti negoziatori che, per guadagnare tempo, assicurano che l'Armata Rossa sta lasciando il paese. Invece dopo quattro giorni i carri armati sovietici entrano a Budapest, la gente si difende con armi leggere e bottiglie molotov. I combattimenti continuano fino al 9 dicembre. Il 12 dicembre, quando viene istituita la legge marziale, i lavoratori proclamano uno sciopero generale, che durerà fino al 13 gennaio, quando viene decisa la pena di morte contro tutti gli scioperanti.

Il 20 marzo, il primo ministro si reca a Mosca a rendere omaggio all’intervento sovietico. Il 27 aprile firmerà gli accordi di "stazionamento temporaneo" delle truppe sovietiche in Ungheria. vi resteranno ancora trentadue anni.



60 anni fa, la rivolta di Budapest

l 23 Ottobre 1956 il popolo ungherese scese in piazza armi in pugno per combattere l'oppressione sovietica, diventando avamposto di libertà e ribellione contro le dittature comuniste.

46.000 ungheresi rimasero uccisi negli scontri, 228 furono condannati al plotone d'esecuzione 75.000 vennero deportati in Russia, 8.000 dei quali non tornarono mai più

23 ottobre 1956. A Budapest migliaia di manifestanti scendono in strada in segno di solidarietà con l’immensa protesta di operai e studenti Polacchi repressa col sangue un mese prima. Viene abbattuta la statua gigante di Stalin nel parco municipale.

Il numero uno del Partito Comunista, parla alla radio: insulta gli studenti e gli operai e respinge le loro richieste. Poi ordina alla polizia politica di sparare sulla folla ammassata davanti al palazzo della radio: muoiono in 12. I manifestanti si impadroniscono delle armi di decine di poliziotti che non oppongono resistenza. Nella notte i blindati della 92ma divisione dell'Armata Rossa entrano a Budapest. Il 25 ottobre, inizia la rivolta in altre dieci città, cinque radio clandestine trasmettono nel paese, vengono distribuiti giornali clandestini e sono costituiti alcuni consigli di fabbrica.

31 ottobre. I blindati si ritirano dalla capitale. Mosca invia finti negoziatori che, per guadagnare tempo, assicurano che l'Armata Rossa sta lasciando il paese. Invece dopo quattro giorni i carri armati sovietici entrano a Budapest, la gente si difende con armi leggere e bottiglie molotov. I combattimenti continuano fino al 9 dicembre. Il 12 dicembre, quando viene istituita la legge marziale, i lavoratori proclamano uno sciopero generale, che durerà fino al 13 gennaio, quando viene decisa la pena di morte contro tutti gli scioperanti.

Il 20 marzo, il primo ministro si reca a Mosca a rendere omaggio all’intervento sovietico. Il 27 aprile firmerà gli accordi di "stazionamento temporaneo" delle truppe sovietiche in Ungheria. vi resteranno ancora trentadue anni.




« Il popolo non crede ai cultori delle cedole bancarie. Crede all'azione, a chi gli indica le vie del destino. Crede soprattutto achi gli aprirà le strade vere della giustizia sociale. »



«
Soldato volontario e patriota instancabile, col braccio e la parola tutto se stesso diede alla Patria con entusiasmo indomabile. Fervente interventista per la grande guerra, anelante alla vittoria, seppe diffondere la sua tenace fede fra tutti i compagni, sempre di esempio per coraggio e valore. In testa alla propria compagnia, al canto di inni patriottici, muoveva fra i primi e con sereno ardimento all’attacco di difficilissima posizione e tra i primi l’occupava. Ritto, con suprema audacia sulla conquistata trincea, al grido di “Vittoria! Viva l'Italia!” incitava i compagni che lo seguivano a raggiungere la meta, finché cadeva fulminato da piombo nemico.»
— Trincea delle Frasche (Carso), 23 ottobre 1915.

sabato 22 ottobre 2016

Cpi Napoli alla sanità

Questo pomeriggio i militanti di CasaPound Napoli hanno effettuato un volantinaggio informativo nel quartiere Sanità sulla battaglia per la riapertura dell'ospedale San Gennaro.

"Grazie alle oltre 1000 firme raccolte in poco meno di 2 mesi di attività nel quartiere, siamo riusciti a far presentare un'interrogazione parlamentare che presenta in toto la nostra proposta di riapertura di un punto di primo soccorso e la riapertura per i soli mezzi d'emergenza tramite ZTL di salita Scudillo."





giovedì 20 ottobre 2016

Gorla per non dimenticare

La strage di Gorla o piccoli martiri di Gorla sono le denominazioni con cui vengono chiamate le conseguenza di un bombardamento aereo alleato che colpì la scuola elementare "Francesco Crispi" di Milano nel quartiere di Gorla, il 20 ottobre1944, durante la seconda guerra mondiale provocando la morte di 184 bambini.

Il comando alleato aveva costituito la 15ª Air Force USAAF con lo scopo di colpire gli obiettivi sensibili in tutto il sud Europa. Negli ultimi mesi del 1944, si occupava principalmente di annientare la residua resistenza delle forze italo-tedesche, dislocate nel nord Italia. Verso la metà di ottobre, dietro segnalazione della RAF, era stato affidato alla "15ª " il compito di distruggere le strutture produttive meccanico-siderurgiche che ancora operavano nella periferia settentrionale milanese, territorio facente parte della Repubblica Sociale Italiana.

Il contesto 

Nell'ambito di questa missione, il mattino del 20 ottobre 1944, dall'aeroporto di Foggia decollarono i 36 bombardieri "B-24" del 451º Bomb Group, al comando del colonnello James B. Knapp, con il compito di distruggere gli stabilimenti della Breda di Sesto San Giovanni.

Fu una giornata particolarmente dura per la cittadinanza milanese, considerando che erano contemporaneamente decollati anche i 38 "B-24" del 461º Bomb Group, con obiettivo gli stabilimenti Isotta Fraschini, e i 29 "B-24" del "484º", diretti sugli stabilimenti Alfa Romeo.
Mentre le missioni del "461º" e del "484º" ebbero pieno riscontro, centrando gli obiettivi assegnati e causando un limitato numero di vittime tra la popolazione civile, l'azione del "451º" fu caratterizzata da una serie di incidenti ed errori, risolvendosi in un fallimento dal punto di vista militare e, ben peggio, in una enorme tragedia umana.

L'attacco aereo 

Alle ore 7.58, i bombardieri del 451° Bomb Group erano decollati dalla pista dell'aeroporto di Castelluccio dei Sauri, nei pressi di Foggia. Il piano d'attacco prevedeva di raggiungere, con un largo aggiramento, il punto di riferimento iniziale, posto a circa 4 km ad ovest dal bersaglio, per effettuare una virata a sinistra di 22° e trovarsi sopra gli stabilimenti della Breda. Allo scopo di non divenire facile bersaglio per la contraerea, l'attacco venne ripartito in due successive ondate, mantenendo un'altezza di lancio pari a circa 10.000 metri

L'azione della prima ondata non ebbe successo, a causa di un corto circuito al comando di lancio del "B-24" capo formazione che attivò improvvisamente e prematuramente la procedura di lancio, subito imitata dai rimanenti piloti della formazione seguente. Le bombe, fortunatamente, finirono in aperta campagna senza provocare vittime.
La seconda ondata, probabilmente per l'errata trascrizione o interpretazione delle coordinate in codice, una volta raggiunto il punto iniziale sopra Milano, virò per 22° a destra invece che a sinistra. Quando l'errore venne rilevato, era ormai troppo tardi per cambiare direzione ed impossibile effettuare un secondo volo di allineamento. Il carico di bombe, ormai tutte innescate, impediva, per ragioni di sicurezza, l'atterraggio del bombardiere alla base; il comandante, invece di liberarsi del carico sganciando le 342 bombe da 500 libbre durante il viaggio di ritorno sulla campagna cremonese o sull'Adriatico decise di disfarsene immediatamente, facendole cadere sul centro abitato sottostante.Alle ore 11.29 gli abitati di Gorla e Precotto furono investiti da quasi 80 tonnellate di esplosivo.

Fu colpita la scuola elementare nel quartiere Gorla,perirono nell'infame attaccotra le 600 vittime totali,184 bambini,i loro insegnanti, e le madri che erano accorse  sul posto.A le anime innocenti di quelle povere vittime,va il nostro ricordo!



ABBONDANTI Ernesta, di anni 7
ALQUA' Dolores, di anni 9
ANDREONI Edvige, di anni 6
ANDREONI Franco, di anni 6
ANDENA Vanda, di anni 7
ANDENA Giorgio, di anni 9
ANGIOLINI Cesarina, di anni 10
ASSANDRI Marisa, di anni 10
AVANZI Lucia, di anni 8
BACCINI Luciana, di anni 10
BACILIERI Giancarlo, di anni 11
BALDO Bruno, di anni 7
BALUCI Teresa, di anni 7
BALUCI Concetta, di anni 9
BANDIERA Valter, di anni 9
BECCARI Vilma, di anni 10
BECCARI Stefania, di anni 8
BELLUSSI Ambrogio, di anni 8
BENZI Bice, di anni 6
BERETTA Giuseppe, di anni 6
BERNAREGGI Tullio, di anni 8
BERSANETTI Loredana, di anni 6
BERTOLENI Vincenzo, di anni 7
BERTOLESI Piera, di anni 7
BERTONI Valter, di anni 9
BIANCHET Chiara, di anni 10
BIFFI Pierluigi, di anni 6
BOERCHI Silvano, di anni 8
BOLZONI Gianfranca, di anni 6
BOMBELLI Giuseppe, di anni 9
BONFIGLIO Celestina, di anni 8
BORACCHI Vilma, di anni 6
BORGATTI Elena, di anni 9
BREMBATI Giovanna Elisabetta, di anni 8
BREMMI Maria, di anni 11
BRIOSCHI Paolo, di anni 9
BRIOSCHI Gianni, di anni 6
BRIVIO Giovanna, di anni 12
BRUTTO Antonio di anni 6
BURATTI Rosalba, di anni 7
CACCIATORI Ernestina, di anni 6
CALABRESE Loredana, di anni 6
CALETTI Giancarla, di anni 6
CAUDA Rosangela, di anni 12
CARANZANO Margherita, di anni 7
CARRERA Carlo, di anni 11
CARRETTA Renata Teresa, di anni 9
CARRETTA Luigi, di anni 8
CARRETTA Anna, di anni 7
CASATI Giuliano, di anni 7
CASLINI Adriano, di anni 10
CASSI Giordano, di anni 9
CASSUTTI Ida Santina, di anni 10
CASTELLI Lorenzo Omobono, di anni 6
CASTELLINO Claudia, di anni 9
CASTOLDI Rolando, di anni 7
CATTANEO Carlo, di anni 5
CAVAGNOLI Giuliana Maria, di anni 6
CAZZANIGA Antonio, di anni 9
CELIO Anna, di anni 7
CERUTI Giancarlo, di anni 7
CINQUETTI Felice, di anni 10
COLOMBANI Adriano, di anni 9
COLOMBANI Rosanna, di anni 7
COLOMBO Annamaria, di anni 7
COLOMBO Maria, di anni 10
COMPITI Agostina, di anni 9
CONCARDI Giancarlo, di anni 7
CONSIGLIO Riccardo, di anni 11
CONTATO Rosalia, di anni 6
CONTE Elena, di anni 7
CONTI Mirella, di anni 10
DALLA DEA Marina, di anni 9
DALLA DEA Vittore Paolo Ambramo, di anni 7
DALL'ORA Emilia, di anni 10
DANIELI Gianna, di anni 10
DE CONCA Luisa, di anni 10
DIDONI Fausta, di anni 10
DIDONI Teresina, di anni 11
DONEDA Giulia, di anni 6
DORDONI Giancarla, di anni 11
FALCO Franco, di anni 6
FARINA Gaetano, di anni 10
FARINA Mario, di anni 6
FARINELLA Giovanna, di anni 8
FERRARIO Luigi, di anni 6
FERRE' Margherita, di anni 8
FERRI Natalino, di anni 8
FERRONI Pierino, di anni 7
FONTANA Oscar, di anni 8
FONTANA Vittoria, di anni 10
FOSSATI Adele, di anni 6
FRANCHI Dario, di anni 7
FRANZI Angelo, di anni 6
FREZZATI Rosalia, di anni 6
FRONTI Angelo, di anni 6
FUZIO Ezio, di anni 9
GALLINA Clelia, di anni 12
GARULLI Giovanni, di anni 8
GAVOLDI Antonio, di anni 9
GHELFI Pasquale, di anni 10
GILARDI Silvana, di anni 6
GIOVANNINI Villiam, di anni 7
GIULIANI Aldo, di anni 8
GOI Eleonora, di anni 11
GORETTI Edoardo, di anni 6
GRANDI Enrico, di anni 7
LAMBERTI Lamberto, di anni 9
LANDINI Peppino, di anni 8
LIBANORI Giancarlo, di anni 6
LIBRIZZI Maria, di anni 11
LOMBARDI Giuliana, di anni 3
MAESTRONI Giuliano, di anni 6
MAESTRONI Luigi, di anni 12
MAJO Giuliano, di anni 9
MAJO Santino, di anni 7
MAROLI Ruggiero, di anni 8
MARZORATI Roberto, di anni 8
MASCHERONI Nella, di anni 9
MASIERO Gianfranco, di anni 8
MASSARO Antonio, di anni 9
MASSAZZA Natale, di anni 10
MEREGALLI Mirella, di anni 6
MERONI Adriano, di anni 9
MIGLIORINI Maria, di anni 9
MINGUZZI Graziano, di anni 10
MOCCIA Carmela, di anni 6
MODESTI Giancarlo, di anni 6
MOIOLI Umberto, di anni 6
MONFRINI Bruno, di anni 6
MORETTI Licia, di anni 6
MUTTI Giuseppina, di anni 10
NASI Cesarino , di anni 8
ORLANDI Graziella Maddalena, di anni 7
PAGANINI Giorgio, di anni 6
PAGLIOLI Guido, di anni 9
PAGOT Francesca, di anni 5
PANIZZA Armida, di anni 6
PANIZZA Maria, di anni 13
PANNACCESE Antonio, di anni 8
PAVAN Gualtiero, di anni 6
PAVANELLI Maria Luisa, di anni 10
PEDUZZI Rosa Rachele, di anni 8
PETROZZI Sergio, di anni 7
PIAZZA Mario Adolfo, di anni 6
PIERIN Giuseppe, di anni 9
PIOLTELLI Anna, di anni 6
PIROTTA Annunziata Ornella, di anni 6
PIROVANO Adele, di anni 6
PONTI Abele, di anni 6
PORRO Emilio, di anni 6
POZZI Elisa, di anni 6
PUTELLI Anna, di anni 6
PUTELLI Pierina, di anni 7
RAVANELLI Pierluigi, di anni 6
REDAELLI Franco, di anni 9
RELLANDINI Franco, di anni 8
RESTELLI Rosanna, di anni 6
RHO Pierangelo, di anni 6
RIZZOLI Gerardo, di anni 6
ROMANDINI Maria Gabriella Federica, di anni 6
RUMI Rinaldo, di anni 8
RUMI Gabriella, di anni 6
RUSCELLI Marisa, di anni 6
SALA Maria, di anni 7
SALETTI Giancarla, di anni 6
SCOTTI Luigia, di anni 10
SIRONI Ambrogio, di anni 7
SONCINI Antonietta, di anni 9
STOCCHIERO Armando, di anni 9
STOCCHIERO Rinaldo, di anni 6
STRANIERI Erminia, di anni 7
TAMIAZZO Gianfranco, di anni 6
TENCA Teresa, di anni 8
TERMINE Giannina, di anni 7
TROYER Giuseppe, di anni 12
VALLI Antonio, di anni 7
VELATI Giuliano, di anni 10
VELATI Maria, di anni 7
VERDERIO Ennio, di anni 6
VERGANI Giovanni, di anni 12
VICENTIN Mario, di anni 10
VIGANO' Ernestina, di anni 7
VIGENTINI Alberto, di anni 10
VILLA Lidia, di anni 6
VOLPIN Rina, di anni 7
ZAMBONI Andrea Lorenzo, di anni 9
ZANABONI Lidia, di anni 11
ZANELLATI Rosa Maria, di anni 6
ZELI Italo, di anni 7
ZUCCHETTI Luigi, di anni 8
ZUCCHETTI Giovanni, di anni 10

La Direttrice :

TAGLIABUE Isabella Ved. Castelnuovo

I Maestri  e collaboratori :

COLOMBO Bianca
CONSONNI Giulia
CONSONNI Silvio
CONTRERAS Aurora ARMANI
FIOCCHI Alicia
FOLLI Piera MERATI
GAZZINA Norma
LISSANDRINI Ester DE BENEDETTI
MAGNOLFI Giovanna LUZI
NOSETTO Piera Maddalena
PERONE Eugenio
PISTONE Teresa PEZZOTTA
POZZOLI Luisa
REDAELLI Maddalena
SANGALLI Maria Maddalena BIRAGHI con la figlia Riccardina di anni 14
VALZELLI Ida Ved. FUMAGALLI
VERGANI Cesare
ZACCHIA Dorotea QUARANTELLI
ZAMBONI Sara

Altri piccoli periti nello stesso bombardamento :

AMBROSINI Marisa Vanda, di mesi 16
BACILIERI Silvano, di anni 2
BALLADORI Annamaria, di mesi 15
BAZZANELLA Giancarlo, di mesi 18
BECCARI Lilia, di anni 2
BIRAGO Silvana Adele, di anni 4
BONATI Carlo, di mesi 12
CAVALLI Ornella, di anni 2
CLAPES Franca, di mesi 12
CONTE Vittoria, di anni 4
FRANCO Domenico, di anni 3
GALBIATI Rosa, di anni 3
GALBIATI Rolando, di mesi 11
PEREGO Maria Grazia, di mesi 22
SIFARELLI Biagio, di anni 4
SORMANI Isabella Paola, di anni 4
SORRAVIA Alberto Salvatore, di anni 5
VILLA Franca, di anni 4