giovedì 16 giugno 2016

Presente!



Francesco Cecchin morì, diciassettenne, dopo essere caduto da un muretto mentre cercava scampo all'aggressione subita sotto casa ad opera di diversi adulti antifascisti. Contro di essi, malgrado indizi probanti, nessun provvedimento giuridico.

Sostenere, a anni di distanza dalla sua uccisione, che non si possa ricordare un minorenne martirizzato perché ciò avverrebbe “da una parte sola” è quanto di più ipocrita e di nauseante possa esprimere  malafede sub/umana.  parliamo di un Paese dove  Sergio Ramelli, altro ragazzino, solo per aver manifestato a scuola le sue idee,  venne ucciso  a sprangate sotto casa da un collettivo di medicina e morì dopo lunghissima agonia, e dove è concesso solo il ricordarlo come “vittima della violenza politica” (senza che si possa quindi nemmeno indicare il colore degli assassini). Pretendere in questo genere di Paese, con questi precedenti e con queste  discriminazioni, che per un ragazzino assassinato sia vietata una commemorazione nominale perché non sarebbe condivisa(!), supera ogni confine di decenza umana.

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