martedì 5 aprile 2016

presente



Terminata da poco la seconda guerra mondiale, migliaia di giovani ripresero alcune intuizioni del Regime Fascista appena caduto.
I reduci della RSI, decisero di dar vita, cosi, ad un nuovo partito dal nome “Movimento Sociale Italiano”.
In quel periodo, il neofascismo fu  un fenomeno nebuloso,  spesso si muoveva senza alcuna organizzazione e ben diverso dalla preparazione militare dei comunisti  in Emilia Romagna.
A Roma, come in altre città italiane, il clima era molto teso.
Manifestazioni non autorizzate, pestaggi, attentati dinamitardi erano alla base della vita quotidiana.
Non mancò il primo caduto di quella stagione. Il 5 aprile 1949, Achille Billi, poco più che ventenne, fu assassinato con un colpo di pistola, Beretta calibro 9, alla nuca e imbavagliato con un fazzoletto tricolore.
Il suo corpo fu avvistato da un carabiniere in servizio presso la Marina Militare che giaceva su una barca alla deriva del fiume Tevere.
Nato nel 1929, ex volontario della RSI nel battaglione San Marco, iscritto nelle fila del Movimento Sociale Italiano/Arditi d’Italia e militare di professione, Achille Billi, fu considerato uno dei primi caduti del Msi, il primo “Cuore Nero” della storia politica italiana.
Al suo funerale, l’8 aprile, quando il feretro uscì dalla chiesa del cimitero di Verano, migliaia di giovani alzarono il braccio per l’ultimo saluto: il saluto romano.
La scena fu immortalata dai fotografi presenti alle esequie, e una di quelle fu pubblicata, un mese dopo, su una riviste americana “Life” come copertina settimanale.
Il delitto Billi, non fu mai risolto, anzi, passò da omicidio a suicidio.
A sostenere questa tesi  fu il Questore di Roma, Saverio Polito, che in un primo momento parlò subito di delitto politico,  otto giorni dopo, presentò alla stampa un dossier nel quale evidenziava che Achille Billi si era suicidato. Come può un uomo, tenere la pistola nella mano destra e puntarla alla parte sinistra della nuca? Mistero.

Nessun commento:

Posta un commento