martedì 9 settembre 2014

Il Leone del Panjshir





Ahmad Shāh Massoūd, in persiano احمد شاه مسعود, detto il "Leone del Panjshir" ( Shir-e-Panjshir ) (9 gennaio 1953 – 9 settembre 2001), è stato un militare e politico afghano del Fronte Unito, combattente contro il regime talebano afgano.
Nato il 9 gennaio del 1953 a Jangalak, nel nord dell'Afghanistan, fu il comandante rispettato ed amato dei combattenti islamici per la resistenza afgana contro l’invasione sovietica prima e contro il regime dei talebani poi. Il suo sogno era un Afghanistan libero e indipendente. Oltre ad essere un ammirevole uomo di cultura, amante della poesia e dei viaggi, si dimostrò un abile stratega militare.

Giovinezza 

Ahmad Shah Massoud nacque nell'alta valle del Panjshir, tra i villaggi di Bazarak e di Jangalak il 9 gennaio del 1953 in quello che era il Regno di Afghanistan, suo padre era un ufficiale della polizia afgana. All'età di cinque anni incominciò a frequentare la scuola di grammatica a Bazarak fino a quando il padre non venne promosso capo della polizia a Herat, lì Massud frequentò il 3º e 4º grado della scuola e ricevette l'insegnamento religioso presso la moschea "Masjed-e Jame". Più tardi il padre venne nuovamente spostato, questa volta a Kabul, dove Massoud studiò presso il liceo franco-afgano Lycée Esteqlal e dove otterrà il Baccalaureate.In quanto capitale Kabul è anche il polo culturale più importante del paese e Massoud, in qualità di figlio di un alto ufficiale della polizia, poté permettersi il lusso di studiare al prestigioso Istituto politecnico, facoltà di architettura, nato in virtù del recente, quanto crescente, interesse sovietico per l'Afghanistan.

Questa duplice influenza culturale, francese e sovietica, si aggiungerà quindi al “naturale” bagaglio islamico di Massoud e determinerà nel tempo le sue più importanti scelte. Infatti, se da un lato la religione sarà determinante nell'intera sua vita, dall'altro il duplice contatto con il mondo moderno svilupperà in lui un profondo senso nazionalista così come un radicato sentimento anti-sovietico.
Questa tensione tra contrastanti sentimenti si fece palese nel corso degli anni settanta, durante i quali Massoud, spinto dal fervore religioso e da un crescente sentimento nazionalista e indipendentista, organizzò una serie di audaci almeno quanto mal organizzati colpi di mano, il cui fallimento lo costrinse dapprima a ripiegare nella sua terra natale, il Panjshir, per poi spingersi fino in Pakistan, sfruttando quella rete di contatti e connivenze, che proprio in quegli anni andava formandosi su suolo pakistano, il cui scopo fu di creare un nucleo di resistenza, decisamente connotata in senso islamista, all'imminente, almeno quanto malcelata, invasione sovietica dell'Afghanistan.
Nel 1972 entra a far parte dell'organizzazione Giovani Mussulmani, la formazione studentesca dello Jamiat-e Islami guidato dal professore Burhanuddin Rabbani che si opponeva alla crescente influenza sovietica sul paese che portò nel1978 al colpo di stato che depose Mohammed Daud Khan, a sua volta salito al potere tramite un golpe. Nel 1976 il movimento si divise tra i sostenitori di Rabbani da una parte e quelli estremisti di Gulbuddin Hekmatyar, quest'ultimo fonderà lo Hezbi Islami.
Fu proprio in quel di Peshāwar, la meta dell'esilio di Massoud come di molti altri esuli della rivoluzione islamica afgana, che si delinearono e si costituirono le principali fazioni politiche (le quali erano principalmente espressione delle divisioni etniche afgane) che da quel momento in avanti guidarono la frammentaria resistenza del popolo afgano contro l'invasione sovietica prima e nella lotta per il potere poi.
Il colpo di stato dell'aprile del 1978, ad opera del Partito Democratico del Popolo Afghano (PDPA), dichiaratamente filo-sovietico, ai danni del regime repubblicano di Daud e la successiva campagna di riforme forzate volte alla laicizzazione e alla sovietizzazione dello Stato, furono gli eventi che spinsero Massoud a tornare clandestinamente in patria, nell'originario Panjshir, e a organizzare, con considerevoli difficoltà, ciò che costituirà, sia in termini di organico che di struttura organizzativa, la base della resistenza da lui guidata.

Resistenza all'Unione Sovietica

Se da un lato è evidente la continuità della struttura organizzativa del modello strategico di Massoud, dall'altro è inconfutabile che questo stesso apparato si sia confrontato nel tempo con situazioni e problematiche profondamente diverse tra loro.

Inizialmente, dal 1979 al 1989, si trattò di organizzare una struttura che potesse far fronte alla profonda asimmetria di forze che caratterizzò il conflitto con l'Unione Sovietica. La strategia di base fu quindi di tipo indiretto e gli anni dell'esilio pakistano di Massoud permisero allo stratega in divenire che era di conoscere il pensiero di teorici della guerriglia del passato, da Mao Zedong a Giap, passando attraverso qualche raro scritto di Ernesto “Che” Guevara.
La linea strategica così adottata si rivelò alla fine vincente e l'Armata Rossa batté la ritirata anche a causa della strenua resistenza offerta dalle milizie di Massoud durante le dieci offensive che i sovietici sferrarono contro la valle del Panjshir.

Guerra a Kabul

sccessivamente nel 1992, quando cioè Massoud si trovò al posto del ministro della difesa di un nuovo governo costituito dai Peshawar Accords (un accordo di pace concordato dai partiti afgani dopo la caduta del governo comunista), le condizioni mutarono.La nuova sfida sarebbe stata l'estensione legittima dello stato influenza al resto del paese. L'intento di dar vita ad un Afghanistan unificato e pacifico non fu portato a termine da Massoud, il quale subito si trovò di fronte una guerra iniziata da parte di Gulbuddin Hekmatyar. Gulbuddin Hekmatyar era appoggiato dal Pakistan, ormai da anni, dalla Guerra Fredda con l’URSS, coinvolti nella zona.

La situazione degenerò quasi immediatamente ai danni, principalmente, della popolazione civile. Nel 1995 Massoud sconfisse Gulbuddin Hekmatyar ed i suoi alleati.
Nel gennaio 1995, l'ascesa del movimento dei Talebani lo pose di fronte ad un nuovo avversario sostenuto dal Pakistan. Massoud combatté i Talebani per due anni prima di abbandonare Kabul nel settembre 1996. Con la conquista di Kabul da parte dei Talebani Massoud ripiegò nella valle del Panjshir.

Opposizione ai Talebani 

i talebani avevano instaurato quella repubblica islamica che si rivelò al mondo come un terribile regime integralista, fondato su una rigidissima interpretazione del Corano.

L'oppressione maggiore fu nei confronti delle donne, private di ogni diritto politico e civile e addirittura interdette dalla vita sociale. Espressione di questa reazione islamica fu inoltre una violenza iconoclasta verso tutti i simboli non islamici, come le immani statue di Buddha.
A partire dal 1996, quindi, la struttura militare di Massoud tornò ad operare secondo gli schemi su cui aveva basato la sua vittoria sull'invasore sovietico. La strategia ridiventò indiretta e principi strategici come mobilità e indifferenza alla perdita momentanea di spazio tornarono ad imperare tra i ranghi delle milizie del Panjshir.
La resistenza offerta al tentativo egemonizzante dei Talebani da parte del sistema militare di Massoud tornò ad essere efficace e, così com'era accaduto nel corso degli anni Ottanta, l'operato degli uomini del Panjshir fu determinante nel sancire la sconfitta, politica prima ancora che militare (la quale verrà sancita successivamente dall'enorme forza di fuoco fornita dalla missione "Enduring Freedom"), del movimento talebano.

9 settembre 2001 

Massoud fu assassinato in un attentato suicida il 9 settembre 2001 a Khvājeh Bahāʾ od-Dīn da due arabi che si fingevano giornalisti di una emittente marocchina. La bomba era nascosta nella telecamera. Dopo l'attentato, il secondo falso giornalista, leggermente ferito, fu catturato dalle guardie del corpo di Massoud e messo in una cella. Riuscì a scappare ma, quando fu scoperto, tentò di usare la sua pistola e venne ucciso con un colpo di fucile da una guardia del corpo.

Due giorni dopo, l'11 settembre, gli eventi di New York determineranno il diretto intervento degli Stati Uniti.
Al funerale di Massoud erano presenti circa centomila persone.

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