martedì 25 giugno 2013

Clément Méric, in un video la verità: Esteban Morillo si difese da tre aggressori




«Parigi, aggredito da skinhead: morto 18enne», esordiva il Corriere lo scorso 6 giugno, un giorno dopo l’accaduto. «Orrore fascista», gridava la Francia, con i deputati in piedi a tributare all’unisono (lepeniani compresi) l’estremo saluto delle istituzioni al giovaneClément Méric, 19enne antifascista ucciso dai fascisti.
E la semplicistica tesi – prontamente confezionata non dai fatti ma dall’immaginario collettivo e dalla stampa militante, accolta volentieri da tutte le altre testate poco inclini all’anticonformismo – la riassumeva il solito Giornalettismo: «Clément Méric: il ragazzo ucciso perché odiava il fascismo». «L’aggressione – spiegava -,  ha visto protagonisti tre skinhead, che hanno colpito più volte il ragazzo con un pugno di ferro».
Tre giorni dopo, il ventenne Esteban Morillo veniva formalmente indagato per “omicidio preterintenzionale”; escluso, non a caso, l’omicidio volontario.
Lapresse riferiva: «I sospetti, spiega Molins, hanno riconosciuto legami con la formazione nazionalista “Troisieme Voie” e sostengono di aver risposto a una provocazione da parte del gruppo di cui il giovane anti-fascista faceva parte».
Una versione a cui, ovviamente, la stampa non dà troppo credito né rilievo. Certamente non quella italiana, che pure aveva riferito prontamente dell’aggressione e messo in atto tutte le strumentalizzazioni politiche del caso.
Nel frattempo, oltre alla manifestazione antifascista di piazza a Parigi, le conseguenze politiche precedevano l’accertamento della verità, ripiegando come al solito nella repressione antifascista: «Il premier Jean-Marc Ayrault ha infatti chiesto al ministero dell’Interno di compiere “immediatamente” passi per sciogliere il gruppo di estrema destra Jeunesses nationalistes revolutionnaires (Jnr), guidato da Serge Ayoub. Una portavoce del ministero dell’Interno ha dichiarato che la formazione è considerata il braccio violento di Troisieme Voie [Terza Via, ndr]».
Oggi, finalmente, su “Le Figaro”, giornale francese di primo piano, e su altre testate, la svolta: il video dell’episodio smentisce l’aggressione fascista e la ricostruzione fatta finora, notizia ripresa, tra gli altri, anche dall’Huffington Post francese.
«C’è un video – riferisce il quotidiano – che pesa molto nell’inchiesta sulla morte del militante antifascista Clément Méric. Si scopre un Clément Méric aggressivo, checolpisce alla testa, da dietro, un militante d’estrema destra, Esteban Morillo, alle prese con due aggressori. Morillo si volta e rifila un diretto per difendersi, facendo cadere a terra il giovane Méric che non si rialzerà più» .
Effettuate da una telecamera di sorveglianza e svelate da Rtl , le immagini «escludono qualsiasi ipotesi di linciaggio della vittima, a differenza delle versioni che circolavano dopo l’aggressione».
Singolare il fatto che l’esistenza del video, da tempo a disposizione degli inquirenti, sia stata rivelata soltanto ora. Forse era necessario far calare il sipario sulla questione, prima di dire la verità e limitare l’impatto mediatico della svolta.
Sta di fatto che, anche sull’ipotesi che il giovane Esteban abbia utilizzato un tirapugni, le immagini non danno conferme. Tutto quel che è certo, insomma, è che Esteban stava affrontando da solo due antifà, che un terzo (Clément Méric) lo ha colpito in testa da dietro e che lui si è voltato ed ha restituito il colpo. Dunque, non solo non regge l’accusa di omicidio volontario, così come già il giudice aveva intuito, ma risulta a questo punto una legittima difesa la reazione del giovane Esteban che in quel momento si trovava ad affrontare tre antifascisti tutt’altro che pacifici.
Pronta, per fortuna, la solidarietà al giovane attivista Morillo da parte delle comunità presenti in tutta Europa. Una solidarietà concreta per le spese legali, ma anche solidarietà contro la strumentalizzazione ed il linciaggio mediatico del giovane, vittima di un’aggressione, di una tragedia e, soprattutto, delle menzogne del sistema politico-mediatico.
Nel nome della verità, dunque, “Soutenons Esteban


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